Il giudice alle culture war

Un paio d’ore prima di presentarsi in ghingheri e senza toga a Times Square per liberare la palla di cristallo che da oltre un secolo discende sulla piazza allo scoccare della mezzanotte, Sonia Sotomayor ha congelato la parte più controversa dell’Obamacare entrato in vigore assieme ai fuochi d’artificio. Il giudice della Corte suprema ha bloccato temporaneamente il dispositivo che obbliga i datori di lavoro a fornire contraccettivi e farmaci abortivi nelle assicurazioni per i loro dipendenti.
Immagine di Il giudice alle culture war
New York. Un paio d’ore prima di presentarsi in ghingheri e senza toga a Times Square per liberare la palla di cristallo che da oltre un secolo discende sulla piazza allo scoccare della mezzanotte, Sonia Sotomayor ha congelato la parte più controversa dell’Obamacare entrato in vigore assieme ai fuochi d’artificio. Il giudice della Corte suprema ha bloccato temporaneamente il dispositivo che obbliga i datori di lavoro a fornire contraccettivi e farmaci abortivi nelle assicurazioni per i loro dipendenti.
Parrocchie e istituzioni strettamente religiose sono esenti da un mandato che viola la coscienza di cristiani e non solo, ma non altrettanto protette sono le opere che hanno un’ispirazione religiosa ma non hanno l’amministrazione del culto come core business: università, scuole, ospedali, opere di carità e tutto il resto. L’Amministrazione Obama ha tracciato una “red line”, per una volta chiara e distinta, fra la religione come affare di coscienza e sagrestia, protetto solennemente dalle leggi della one nation under God, e la religione come presenza in grado di incidere sulla società. Obama non combatte l’albero ma i frutti, faccenda che ha scatenato un’enorme zuffa culturale e costituzionale nell’America che mette il principio della libertà religiosa all’inizio del Primo emendamento. La cattolica Sotomayor ha momentaneamente bloccato l’entrata in vigore del dispositivo contestato. Lo ha fatto impugnando la causa delle Piccole sorelle dei poveri, ordine di suore del Colorado che si occupa di assistere i poveri e che non ha, secondo le linee guida della riforma sanitaria, i requisiti per ottenere l’esenzione religiosa prevista dall’Obamacare. Martedì la decima sezione della Corte d’appello federale ha negato la legittimità del ricorso delle suore, che avrebbero dovuto adeguarsi da ieri alle disposizioni su contraccettivi e aborto, violando la propria coscienza, oppure prepararsi a pagare multe che manderebbero in bancarotta qualunque attività. L’ultima spiaggia era la volontà del giudice al quale sono assegnati i casi d’emergenza in quella sezione, Sotomayor, la J.Lo del diritto costituzionale, una “nuyorican” nominata da Obama alla Corte suprema nel 2009 con grande sfoggio di sensibilità per le diversità culturali – è il primo giudice ispanico – che ha sospeso il caso e ha chiesto all’Amministrazione di pronunciarsi sulla questione entro domani.
La faccenda, questo il problema politico per la Casa Bianca, non si limita a un ordine di suore che lavora in quelle periferie esistenziali che si portano parecchio anche dalle parti di Obama, ma trascina con sé decine di istituzioni cattoliche che fanno capo allo stesso piano di copertura sanitaria, il Christian Brothers Employee Benefit Trust. In tutto ci sono 91 soggetti, fra aziende private ed enti non-profit, che hanno denunciato il mandato del dipartimento della Salute su contraccettivi e aborto e l’Amministrazione ha leggermente ritoccato i regolamenti per concedere un contentino solo ai soggetti d’ispirazione religiosa che lavorano nel non-profit. Le suore del Colorado potrebbero fare scuola in un momento in cui la Corte suprema ha deciso di pronunciarsi sul caso, delicatissimo, di Hobby Lobby, azienda guidata da una famiglia religiosa che si rifiuta di sottostare alle regole dell’Amministrazione. Se alle suore è concessa un’eccezione allora “tutti gli altri soggetti che hanno chiesto di essere esentati per le stesse ragioni saranno protetti” spiega Mark Rienzi del Becket Fund, istituto che rappresenta legalmente la maggior parte dei ricorrenti.
Sotomayor, fedele soldato delle cause liberal nell’aula dove si decide a forza di sentenze l’indirizzo culturale del paese, prende tempo, chiede all’Amministrazione di intervenire, mette un piccolo freno al moto apparentemente irreversibile delle guerre culturali americane e si ritrova in qualche modo ad arbitrare anche l’altra disputa capitale, quella sul matrimonio gay.
Sulla scrivania di Sotomayor è arrivato d’ufficio anche il ricorso dello Utah, che contesta la decisione di un giudice che ha dichiarato incostituzionale la legge che vieta il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Il giudice Robert Shelby ha aperto le porte ai matrimoni omosessuali il 20 dicembre dichiarando discriminatoria la definizione di matrimonio tradizionale. I funzionari dello stato dei mormoni hanno presentato ricorso al giudice supremo che ha la competenza territoriale sullo Utah, proprio quella Sotomayor che certamente avrebbe voluto passare il Capodanno a Times Square senza portare sulle spalle il peso delle culture war americane.